Capitolo 1 — L’evoluzione storica della scuola italiana

Parte Prima — Il sistema scolastico italiano e il contesto europeo

1.1 La scuola in Italia nella seconda metà dell’Ottocento

All’atto dell’Unità d’Italia (1861) non esisteva un sistema scolastico nazionale: ogni Stato preunitario aveva un proprio ordinamento. Il modello che si impose su tutto il territorio nazionale fu quello sabaudo, disegnato pochi anni prima dell’Unità dalla legge Casati.

1.1.1 La legge Casati del 1859

La legge Casati (Regio Decreto 13 novembre 1859, n. 3725), varata nel Regno di Sardegna e poi estesa al Regno d’Italia, è il primo grande impianto normativo della scuola italiana moderna. Prende il nome dal ministro della Pubblica Istruzione Gabrio Casati e resterà, nelle sue linee portanti, in vigore per oltre sessant’anni, fino alla riforma Gentile del 1923.

Punti cardine della legge:

La legge Casati fotografa un’Italia in cui l’istruzione è pensata soprattutto per le classi dirigenti (il liceo classico come via maestra verso l’università e le professioni) mentre l’alfabetizzazione di massa resta un obiettivo dichiarato ma debolmente perseguito.

1.1.2 La legge Coppino del 1877

La legge Coppino (15 luglio 1877, n. 3961), dal ministro Michele Coppino, interviene proprio sul nodo dell’obbligo scolastico:

Nonostante l’inasprimento delle sanzioni, il tasso di evasione scolastica resta altissimo per tutto il resto del secolo, soprattutto nel Mezzogiorno: mancano le scuole, mancano i maestri, e il lavoro minorile (specie in agricoltura) è la norma.

1.2 La scuola in Italia nella prima metà del Novecento

Il primo Novecento porta due direzioni di marcia opposte: da un lato il completamento — con la legge Orlando e la Daneo-Credaro — del progetto liberale di alfabetizzazione di massa; dall’altro la rifondazione integrale del sistema ad opera del fascismo, con la riforma Gentile prima e le leggi razziali poi.

1.2.1 La legge Orlando (1904)

La legge Orlando (8 luglio 1904, n. 407), dal ministro Vittorio Emanuele Orlando, eleva l’obbligo scolastico ai 12 anni di età (corrispondenti al completamento del corso elementare inferiore e superiore) e rafforza gli strumenti di controllo sulla frequenza, imponendo ai Comuni l’istituzione di corsi popolari serali e festivi per gli adulti analfabeti. Resta tuttavia un impianto sanzionatorio debole, che la prassi applicativa continua a disattendere largamente.

1.2.2 La legge Daneo-Credaro (1911)

La legge Daneo-Credaro (4 giugno 1911, n. 487) affronta il problema strutturale lasciato aperto dalla Casati: la gestione comunale della scuola elementare, causa di squilibri drammatici tra Comuni ricchi e Comuni poveri. La legge dispone:

È un primo, parziale passo verso la statalizzazione integrale della scuola elementare, che sarà completata solo dal fascismo nel 1923.

1.2.3 La riforma Gentile (1923)

La riforma Gentile, dal filosofo Giovanni Gentile, ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo Mussolini, non è un provvedimento unico ma una serie organica di decreti emanati tra il 1923 e il 1925: tra i principali, il R.D. 6 maggio 1923, n. 1054 (ordinamento della scuola media, con l’istituzione dell’istituto magistrale quadriennale in sostituzione delle scuole normali), il R.D. 1° ottobre 1923, n. 2185 (ordinamento della scuola elementare), il R.D. 30 settembre 1923, n. 2102 e il R.D. 6 aprile 1924, n. 674 (riordino dell’istruzione superiore universitaria), oltre a successivi decreti del 1924-1925 di completamento. Lo stesso Mussolini la definì “la più fascista delle riforme”, pur essendo concepita da Gentile secondo un impianto essenzialmente idealistico e non ancora pienamente totalitario (che arriverà solo con Bottai).

Elementi principali:

1.2.4 Il Concordato del 1929

I Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929, tra lo Stato italiano e la Santa Sede, comprendono un Trattato e un Concordato. Quest’ultimo, all’art. 36, sancisce l’insegnamento della religione cattolica come “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica” e lo rende obbligatorio in tutte le scuole pubbliche di ogni ordine e grado, elementari e medie. È l’apice della saldatura tra Stato fascista e Chiesa cattolica in ambito scolastico, un impianto che sopravviverà — profondamente rivisto quanto a obbligatorietà, oggi sostituita dalla libertà di scelta — fino all’Accordo di revisione del Concordato del 1984.

1.2.5 La “difesa della razza”

Con le leggi razziali del 1938 (in particolare il R.D.L. 5 settembre 1938, n. 1390, “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista”), il regime espelle dalle scuole pubbliche di ogni ordine e grado insegnanti, alunni e studenti di “razza ebraica”, vietandone contestualmente l’iscrizione. Viene consentita, come misura di facciata, l’istituzione di scuole elementari e medie “per soli ebrei”, organizzate dalle stesse comunità ebraiche senza alcun sostegno statale. È una delle pagine più gravi della storia della scuola italiana, funzionale al più ampio impianto persecutorio del regime che culminerà nella deportazione.

1.2.6 La riforma fascista di Giuseppe Bottai (1939)

La Carta della Scuola, elaborata dal ministro Giuseppe Bottai e approvata dal Gran Consiglio del Fascismo il 15 febbraio 1939, rappresenta il tentativo più organico di rifondare la scuola in chiave pienamente fascista e corporativa, superando l’impianto ancora “liberale nella forma” della riforma Gentile. Prevede tra l’altro:

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale ne impedisce l’attuazione integrale: la Carta della Scuola resta in gran parte un disegno incompiuto, ma è storicamente rilevante perché anticipa — pur in una cornice ideologica opposta — istanze (come la media unica) che saranno realizzate dalla Repubblica democratica.

1.3 La scuola in Italia nel secondo dopoguerra

Con la caduta del fascismo e la nascita della Repubblica (1946) e della Costituzione (1948), la scuola italiana si confronta con un compito nuovo: garantire il diritto all’istruzione come diritto di tutti i cittadini (artt. 33 e 34 Cost.), superando l’impianto selettivo ereditato dal periodo Gentile-Bottai.

1.3.1 La nuova scuola media

La legge 31 dicembre 1962, n. 1859 istituisce la scuola media unica obbligatoria, fondendo in un unico percorso triennale la vecchia scuola media (propedeutica al liceo), l’avviamento professionale e il ginnasio inferiore. L’obbligo scolastico sale così a 14 anni. È la riforma che, per la prima volta, apre concretamente a tutti i ragazzi — indipendentemente dall’origine sociale — la possibilità di proseguire gli studi oltre le elementari con un percorso unico e non più diviso per destini sociali già segnati a 11 anni.

1.3.2 Il Sessantotto

Il movimento del Sessantotto investe anche la scuola italiana con una critica radicale al suo carattere ancora selettivo e classista (celebre, in questo senso, “Lettera a una professoressa” di Don Milani, 1967). Le proteste studentesche e la contestazione dell’autoritarismo scolastico aprono la strada, nel decennio successivo, a una stagione di riforme partecipative.

1.3.3 Gli anni Settanta: i decreti delegati e la legge n. 517/1977

I “decreti delegati” (D.P.R. 31 maggio 1974, nn. 416-420), emanati in attuazione della delega di cui alla legge 30 luglio 1973, n. 477, rappresentano la più importante riforma della governance scolastica del dopoguerra:

La legge 4 agosto 1977, n. 517 completa la stagione riformatrice degli anni Settanta:

1.4 Le riforme degli anni Novanta

1.4.1 Il proliferare delle sperimentazioni

Negli anni Ottanta e Novanta, in assenza di una riforma organica della scuola secondaria superiore, si diffonde la prassi delle sperimentazioni autorizzate scuola per scuola (la più diffusa è la cosiddetta “maxisperimentazione Brocca”, dal nome della commissione presieduta da Beniamino Brocca), che introducono nuovi piani di studio, nuove materie (come il diritto nei licei) e l’informatica, senza tuttavia una cornice ordinamentale unitaria. Il risultato è un sistema secondario superiore estremamente frammentato, con centinaia di varianti sperimentali dello stesso indirizzo.

1.4.2 Leggi riformatrici

Gli anni Novanta portano alcune riforme strutturali di sistema, distinte dal riordino degli ordinamenti (che resterà incompiuto fino al 2010):

1.4.3 L’autonomia scolastica, lo Statuto degli studenti e la parità scolastica

Alla stagione dell’autonomia si affiancano, nello stesso periodo, altri due provvedimenti fondativi dell’assetto attuale:

1.5 La strategia di Lisbona

Il Consiglio europeo di Lisbona (marzo 2000) fissa l’obiettivo strategico per l’Unione europea di diventare, entro il 2010, “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”. L’istruzione e la formazione lungo tutto l’arco della vita diventano, da quel momento, priorità esplicite delle politiche comunitarie (si veda in dettaglio il Capitolo 8), e influenzano direttamente le riforme scolastiche nazionali del decennio successivo, a partire dalla riforma Moratti.

1.5.1 La riforma Moratti

La legge 28 marzo 2003, n. 53 (delega Moratti, dal ministro Letizia Moratti) ridisegna l’intero sistema, attuata poi con una serie di decreti legislativi delegati, tra cui il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 per il primo ciclo. Tratti caratteristici:

Molte delle previsioni della riforma Moratti (in particolare il portfolio e il tutor) non troveranno mai piena attuazione operativa nelle scuole.

1.5.2 Il “cacciavite” del Ministro Giuseppe Fioroni

Il ministro Giuseppe Fioroni (2006-2008, governo Prodi II) sceglie esplicitamente — con parole sue — di intervenire “con il cacciavite” sull’impianto Moratti, correggendone singoli aspetti senza riscriverlo integralmente:

1.6 Il ministero Gelmini

Il ministero di Mariastella Gelmini (2008-2011, governo Berlusconi IV) è segnato da due filoni convergenti: il riordino organico — finalmente compiuto — della scuola secondaria di secondo grado, e una robusta politica di contenimento della spesa pubblica:

1.7 Il ministero Profumo

Il ministero di Francesco Profumo (novembre 2011 - aprile 2013, governo tecnico Monti) prosegue, in un mandato relativamente breve, sulla strada della razionalizzazione avviata dal governo Berlusconi, in un contesto di grave crisi economica e di vincoli di finanza pubblica particolarmente stringenti, senza produrre riforme organiche di sistema paragonabili a quelle dei ministeri precedenti e successivi.

1.8 La riforma della “buona scuola”

La legge 13 luglio 2015, n. 107 (“La Buona Scuola”, governo Renzi, ministra Stefania Giannini) è la riforma di sistema più ampia dal dopoguerra a oggi. Tra i suoi contenuti principali:

1.9 Il ministero Fedeli

Valeria Fedeli subentra a Giannini nel dicembre 2016 (governo Gentiloni) e ne prosegue l’azione, completando l’attuazione degli otto decreti delegati della legge 107/2015 nel corso del 2017 e proseguendo l’attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale, varato nel 2015.

1.10 I ministri della XVIII legislatura

Nella XVIII legislatura (2018-2022) si succedono quattro ministri, in un contesto politicamente instabile:

1.11 La XIX legislatura

Con l’avvio della XIX legislatura (ottobre 2022, governo Meloni), il dicastero viene ridenominato Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), guidato da Giuseppe Valditara. Linee di azione principali:





Fonti citate in questo capitolo

Elenco estratto automaticamente dai riferimenti normativi presenti nel testo: copre la maggior parte delle citazioni ma può non essere esaustivo al 100% (alcuni riferimenti discorsivi possono sfuggire all’estrazione automatica). Il capitolo è materiale di studio originale, scritto sulla base di conoscenza normativa generale e non sottoposto a verifica sistematica riga per riga su fonte esterna in fase di stesura — a differenza delle Aree tematiche e delle Tracce reali, trascritte testualmente dai documenti ufficiali del concorso. Prima di uno studio approfondito si raccomanda di riscontrare i riferimenti più tecnici sul testo integrale delle fonti elencate (Normattiva, Gazzetta Ufficiale).


Test di verifica

Quiz di autovalutazione — 12 domande a risposta multipla su contenuti originali del capitolo. Non sono domande ufficiali del concorso: sono uno strumento di ripasso.

  1. La legge Casati (1859) affida la gestione e il finanziamento della scuola elementare:

    • a) allo Stato centrale
    • b) ai Comuni
    • c) alle Province
    • d) alla Chiesa cattolica Risposta: b
  2. Che cosa introduce la legge Coppino del 1877?

    • a) L’obbligo scolastico fino a 14 anni
    • b) L’estensione dell’obbligo a tre anni e la facoltatività della dottrina cristiana
    • c) La scuola media unica
    • d) L’esame di Stato Risposta: b
  3. La legge Daneo-Credaro del 1911 è rilevante perché:

    • a) istituisce la scuola media unica
    • b) avoca allo Stato la gestione delle scuole elementari nei Comuni più poveri
    • c) introduce il sostegno per gli alunni disabili
    • d) abolisce gli esami di riparazione Risposta: b
  4. La riforma Gentile del 1923 stabilisce che l’accesso a tutte le facoltà universitarie è garantito prioritariamente da:

    • a) l’istituto tecnico
    • b) la scuola complementare
    • c) il liceo classico
    • d) l’istituto magistrale Risposta: c
  5. Le leggi del 1938 sulla “difesa della razza” nella scuola:

    • a) introducono l’obbligo scolastico fino a 14 anni
    • b) espellono insegnanti e alunni ebrei dalle scuole pubbliche
    • c) statalizzano le scuole elementari
    • d) istituiscono gli organi collegiali Risposta: b
  6. La Carta della Scuola di Giuseppe Bottai (1939):

    • a) fu pienamente attuata prima della guerra
    • b) anticipa, in un disegno mai completato, l’idea di una scuola media unica
    • c) abolisce l’insegnamento della religione cattolica
    • d) istituisce il liceo scientifico Risposta: b
  7. La scuola media unica obbligatoria viene istituita da:

    • a) legge 1859/1962
    • b) legge 517/1977
    • c) DPR 275/1999
    • d) legge 107/2015 Risposta: a
  8. I “decreti delegati” del 1974 sono rilevanti perché:

    • a) istituiscono gli organi collegiali della scuola
    • b) istituiscono l’autonomia scolastica
    • c) riformano l’esame di Stato del secondo ciclo
    • d) istituiscono il PTOF Risposta: a
  9. La legge 517/1977 introduce, tra l’altro:

    • a) il sostegno per gli alunni con disabilità nella scuola dell’obbligo
    • b) l’autonomia scolastica
    • c) il concorso a dirigente scolastico
    • d) il Piano Nazionale Scuola Digitale Risposta: a
  10. L’autonomia delle istituzioni scolastiche è disciplinata operativamente da:

    • a) legge 107/2015
    • b) DPR 275/1999
    • c) DM 194/2022
    • d) legge 62/2000 Risposta: b
  11. La legge 107/2015 (“Buona Scuola”) introduce, tra l’altro:

    • a) il maestro unico nella scuola primaria
    • b) l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria e il PTOF
    • c) l’esame di terza media in decimi
    • d) lo Statuto delle studentesse e degli studenti Risposta: b
  12. Il DM 13 ottobre 2022, n. 194, alla base del concorso oggetto di questo manuale, è stato adottato durante il ministero di:

    • a) Patrizio Bianchi
    • b) Giuseppe Valditara
    • c) Lucia Azzolina
    • d) Marco Bussetti Risposta: a (il decreto è del 13 ottobre 2022, ministero Bianchi; il bando attuativo — DDG 2788/2023 — e le successive fasi concorsuali si sono svolte sotto il ministero Valditara)