Capitolo 1 — L’evoluzione storica della scuola italiana
Parte Prima — Il sistema scolastico italiano e il contesto europeo
1.1 La scuola in Italia nella seconda metà dell’Ottocento
All’atto dell’Unità d’Italia (1861) non esisteva un sistema scolastico nazionale: ogni Stato preunitario aveva un proprio ordinamento. Il modello che si impose su tutto il territorio nazionale fu quello sabaudo, disegnato pochi anni prima dell’Unità dalla legge Casati.
1.1.1 La legge Casati del 1859
La legge Casati (Regio Decreto 13 novembre 1859, n. 3725), varata nel Regno di Sardegna e poi estesa al Regno d’Italia, è il primo grande impianto normativo della scuola italiana moderna. Prende il nome dal ministro della Pubblica Istruzione Gabrio Casati e resterà, nelle sue linee portanti, in vigore per oltre sessant’anni, fino alla riforma Gentile del 1923.
Punti cardine della legge:
- struttura a quattro rami: istruzione elementare (due anni obbligatori e gratuiti, poi un biennio superiore facoltativo), istruzione secondaria classica (ginnasio-liceo, propedeutica all’università), istruzione secondaria tecnica (scuole e istituti tecnici, orientati al mondo produttivo), istruzione superiore (università);
- accentramento statale: il controllo della scuola secondaria e universitaria è saldamente in mano allo Stato, tramite il Consiglio superiore della Pubblica Istruzione e i Provveditori;
- decentramento dell’istruzione elementare ai Comuni, che devono istituire e finanziare le scuole elementari sul proprio territorio — scelta che produrrà, nei decenni successivi, fortissime disparità territoriali (i Comuni poveri, specialmente al Sud, non erano in grado di sostenerne il costo);
- obbligo scolastico limitato al solo primo biennio elementare, con sanzioni per l’inadempienza previste ma raramente applicate.
La legge Casati fotografa un’Italia in cui l’istruzione è pensata soprattutto per le classi dirigenti (il liceo classico come via maestra verso l’università e le professioni) mentre l’alfabetizzazione di massa resta un obiettivo dichiarato ma debolmente perseguito.
1.1.2 La legge Coppino del 1877
La legge Coppino (15 luglio 1877, n. 3961), dal ministro Michele Coppino, interviene proprio sul nodo dell’obbligo scolastico:
- estende l’obbligo di istruzione elementare dai due ai tre anni;
- introduce sanzioni amministrative (ammende) a carico dei genitori inadempienti, applicate dai Comuni;
- rende facoltativo — e non più obbligatorio — l’insegnamento della dottrina cristiana nelle scuole elementari, in coerenza con l’impostazione laica dello Stato liberale post-unitario;
- lascia sostanzialmente invariato l’impianto Casati per il resto del sistema.
Nonostante l’inasprimento delle sanzioni, il tasso di evasione scolastica resta altissimo per tutto il resto del secolo, soprattutto nel Mezzogiorno: mancano le scuole, mancano i maestri, e il lavoro minorile (specie in agricoltura) è la norma.
1.2 La scuola in Italia nella prima metà del Novecento
Il primo Novecento porta due direzioni di marcia opposte: da un lato il completamento — con la legge Orlando e la Daneo-Credaro — del progetto liberale di alfabetizzazione di massa; dall’altro la rifondazione integrale del sistema ad opera del fascismo, con la riforma Gentile prima e le leggi razziali poi.
1.2.1 La legge Orlando (1904)
La legge Orlando (8 luglio 1904, n. 407), dal ministro Vittorio Emanuele Orlando, eleva l’obbligo scolastico ai 12 anni di età (corrispondenti al completamento del corso elementare inferiore e superiore) e rafforza gli strumenti di controllo sulla frequenza, imponendo ai Comuni l’istituzione di corsi popolari serali e festivi per gli adulti analfabeti. Resta tuttavia un impianto sanzionatorio debole, che la prassi applicativa continua a disattendere largamente.
1.2.2 La legge Daneo-Credaro (1911)
La legge Daneo-Credaro (4 giugno 1911, n. 487) affronta il problema strutturale lasciato aperto dalla Casati: la gestione comunale della scuola elementare, causa di squilibri drammatici tra Comuni ricchi e Comuni poveri. La legge dispone:
- l’avocazione allo Stato della gestione e del finanziamento delle scuole elementari nei Comuni più poveri (i cosiddetti Comuni “consorziati”), sottraendola all’amministrazione locale;
- l’istituzione dei Patronati scolastici, enti locali con compiti assistenziali verso gli alunni bisognosi (mensa, materiale scolastico, vestiario);
- l’istituzione dei Consigli scolastici provinciali, con funzioni di vigilanza sull’istruzione elementare nel territorio.
È un primo, parziale passo verso la statalizzazione integrale della scuola elementare, che sarà completata solo dal fascismo nel 1923.
1.2.3 La riforma Gentile (1923)
La riforma Gentile, dal filosofo Giovanni Gentile, ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo Mussolini, non è un provvedimento unico ma una serie organica di decreti emanati tra il 1923 e il 1925: tra i principali, il R.D. 6 maggio 1923, n. 1054 (ordinamento della scuola media, con l’istituzione dell’istituto magistrale quadriennale in sostituzione delle scuole normali), il R.D. 1° ottobre 1923, n. 2185 (ordinamento della scuola elementare), il R.D. 30 settembre 1923, n. 2102 e il R.D. 6 aprile 1924, n. 674 (riordino dell’istruzione superiore universitaria), oltre a successivi decreti del 1924-1925 di completamento. Lo stesso Mussolini la definì “la più fascista delle riforme”, pur essendo concepita da Gentile secondo un impianto essenzialmente idealistico e non ancora pienamente totalitario (che arriverà solo con Bottai).
Elementi principali:
- statalizzazione integrale della scuola elementare, sottratta definitivamente ai Comuni;
- ridisegno della secondaria in un sistema fortemente selettivo e classista: il liceo classico resta l’unica via regia per l’accesso a tutte le facoltà universitarie; il liceo scientifico (di nuova istituzione) apre a un numero più ristretto di facoltà; l’istituto magistrale forma i maestri; la scuola complementare (poi avviamento professionale) è un binario terminale, senza sbocco universitario, destinato ai figli delle classi popolari;
- introduzione dell’esame di Stato al termine di ogni grado di istruzione, con commissioni esterne, come strumento di controllo centralizzato sui risultati dell’insegnamento anche privato;
- introduzione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari come “fondamento e coronamento” dell’istruzione, anticipando quanto sarà poi sancito dai Patti Lateranensi.
1.2.4 Il Concordato del 1929
I Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929, tra lo Stato italiano e la Santa Sede, comprendono un Trattato e un Concordato. Quest’ultimo, all’art. 36, sancisce l’insegnamento della religione cattolica come “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica” e lo rende obbligatorio in tutte le scuole pubbliche di ogni ordine e grado, elementari e medie. È l’apice della saldatura tra Stato fascista e Chiesa cattolica in ambito scolastico, un impianto che sopravviverà — profondamente rivisto quanto a obbligatorietà, oggi sostituita dalla libertà di scelta — fino all’Accordo di revisione del Concordato del 1984.
1.2.5 La “difesa della razza”
Con le leggi razziali del 1938 (in particolare il R.D.L. 5 settembre 1938, n. 1390, “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista”), il regime espelle dalle scuole pubbliche di ogni ordine e grado insegnanti, alunni e studenti di “razza ebraica”, vietandone contestualmente l’iscrizione. Viene consentita, come misura di facciata, l’istituzione di scuole elementari e medie “per soli ebrei”, organizzate dalle stesse comunità ebraiche senza alcun sostegno statale. È una delle pagine più gravi della storia della scuola italiana, funzionale al più ampio impianto persecutorio del regime che culminerà nella deportazione.
1.2.6 La riforma fascista di Giuseppe Bottai (1939)
La Carta della Scuola, elaborata dal ministro Giuseppe Bottai e approvata dal Gran Consiglio del Fascismo il 15 febbraio 1939, rappresenta il tentativo più organico di rifondare la scuola in chiave pienamente fascista e corporativa, superando l’impianto ancora “liberale nella forma” della riforma Gentile. Prevede tra l’altro:
- l’istituzione di una scuola media unica (mai attuata, anticipa di oltre vent’anni la riforma del 1962);
- la scuola del lavoro, con forte impronta pratico-corporativa e integrazione tra istruzione e attività produttiva;
- il rafforzamento dell’indottrinamento ideologico e dell’inquadramento giovanile nelle organizzazioni del regime (GIL).
Lo scoppio della Seconda guerra mondiale ne impedisce l’attuazione integrale: la Carta della Scuola resta in gran parte un disegno incompiuto, ma è storicamente rilevante perché anticipa — pur in una cornice ideologica opposta — istanze (come la media unica) che saranno realizzate dalla Repubblica democratica.
1.3 La scuola in Italia nel secondo dopoguerra
Con la caduta del fascismo e la nascita della Repubblica (1946) e della Costituzione (1948), la scuola italiana si confronta con un compito nuovo: garantire il diritto all’istruzione come diritto di tutti i cittadini (artt. 33 e 34 Cost.), superando l’impianto selettivo ereditato dal periodo Gentile-Bottai.
1.3.1 La nuova scuola media
La legge 31 dicembre 1962, n. 1859 istituisce la scuola media unica obbligatoria, fondendo in un unico percorso triennale la vecchia scuola media (propedeutica al liceo), l’avviamento professionale e il ginnasio inferiore. L’obbligo scolastico sale così a 14 anni. È la riforma che, per la prima volta, apre concretamente a tutti i ragazzi — indipendentemente dall’origine sociale — la possibilità di proseguire gli studi oltre le elementari con un percorso unico e non più diviso per destini sociali già segnati a 11 anni.
1.3.2 Il Sessantotto
Il movimento del Sessantotto investe anche la scuola italiana con una critica radicale al suo carattere ancora selettivo e classista (celebre, in questo senso, “Lettera a una professoressa” di Don Milani, 1967). Le proteste studentesche e la contestazione dell’autoritarismo scolastico aprono la strada, nel decennio successivo, a una stagione di riforme partecipative.
1.3.3 Gli anni Settanta: i decreti delegati e la legge n. 517/1977
I “decreti delegati” (D.P.R. 31 maggio 1974, nn. 416-420), emanati in attuazione della delega di cui alla legge 30 luglio 1973, n. 477, rappresentano la più importante riforma della governance scolastica del dopoguerra:
- istituiscono gli organi collegiali della scuola a tutti i livelli: consigli di intersezione/interclasse/classe, collegio dei docenti, consiglio di istituto/circolo, e a livello territoriale i consigli scolastici distrettuali, provinciali e il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione;
- introducono per la prima volta una logica di partecipazione di docenti, genitori e (nella secondaria) studenti al governo della scuola, superando il modello gerarchico-burocratico ereditato dal periodo prerepubblicano;
- ridefiniscono lo stato giuridico del personale docente.
La legge 4 agosto 1977, n. 517 completa la stagione riformatrice degli anni Settanta:
- abolisce gli esami di riparazione;
- introduce, per la prima volta in modo organico, il sostegno agli alunni con disabilità nella scuola elementare e media, ponendo le basi dell’integrazione scolastica italiana (che diventerà, decenni dopo, un modello di riferimento internazionale);
- sostituisce, nella scuola dell’obbligo, i voti numerici con schede di valutazione descrittive;
- rafforza la programmazione educativa collegiale del consiglio di classe.
1.4 Le riforme degli anni Novanta
1.4.1 Il proliferare delle sperimentazioni
Negli anni Ottanta e Novanta, in assenza di una riforma organica della scuola secondaria superiore, si diffonde la prassi delle sperimentazioni autorizzate scuola per scuola (la più diffusa è la cosiddetta “maxisperimentazione Brocca”, dal nome della commissione presieduta da Beniamino Brocca), che introducono nuovi piani di studio, nuove materie (come il diritto nei licei) e l’informatica, senza tuttavia una cornice ordinamentale unitaria. Il risultato è un sistema secondario superiore estremamente frammentato, con centinaia di varianti sperimentali dello stesso indirizzo.
1.4.2 Leggi riformatrici
Gli anni Novanta portano alcune riforme strutturali di sistema, distinte dal riordino degli ordinamenti (che resterà incompiuto fino al 2010):
- la legge 15 marzo 1997, n. 59 (“legge Bassanini”), che all’art. 21 delega il Governo a disciplinare l’autonomia delle istituzioni scolastiche;
- il D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, regolamento attuativo dell’autonomia scolastica, in vigore dal 1° settembre 2000: le scuole diventano istituzioni dotate di personalità giuridica e autonomia didattica, organizzativa, di ricerca e sviluppo (si veda in dettaglio il Capitolo 11).
1.4.3 L’autonomia scolastica, lo Statuto degli studenti e la parità scolastica
Alla stagione dell’autonomia si affiancano, nello stesso periodo, altri due provvedimenti fondativi dell’assetto attuale:
- lo Statuto delle studentesse e degli studenti (D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249, poi modificato dal D.P.R. 21 novembre 2007, n. 235), che riconosce per la prima volta in modo organico diritti e doveri degli studenti, disciplina i procedimenti disciplinari e introduce il principio del contraddittorio;
- la parità scolastica (legge 10 marzo 2000, n. 62), che riconosce alle scuole non statali in possesso di determinati requisiti lo status di scuole paritarie, facenti parte a pieno titolo del sistema nazionale di istruzione.
1.5 La strategia di Lisbona
Il Consiglio europeo di Lisbona (marzo 2000) fissa l’obiettivo strategico per l’Unione europea di diventare, entro il 2010, “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”. L’istruzione e la formazione lungo tutto l’arco della vita diventano, da quel momento, priorità esplicite delle politiche comunitarie (si veda in dettaglio il Capitolo 8), e influenzano direttamente le riforme scolastiche nazionali del decennio successivo, a partire dalla riforma Moratti.
1.5.1 La riforma Moratti
La legge 28 marzo 2003, n. 53 (delega Moratti, dal ministro Letizia Moratti) ridisegna l’intero sistema, attuata poi con una serie di decreti legislativi delegati, tra cui il D.Lgs. 19 febbraio 2004, n. 59 per il primo ciclo. Tratti caratteristici:
- articolazione del secondo ciclo in due canali paritari: sistema dei licei e sistema dell’istruzione e formazione professionale (di competenza regionale);
- introduzione del portfolio delle competenze individuali e della figura del tutor;
- anticipo delle iscrizioni alla scuola dell’infanzia e alla primaria.
Molte delle previsioni della riforma Moratti (in particolare il portfolio e il tutor) non troveranno mai piena attuazione operativa nelle scuole.
1.5.2 Il “cacciavite” del Ministro Giuseppe Fioroni
Il ministro Giuseppe Fioroni (2006-2008, governo Prodi II) sceglie esplicitamente — con parole sue — di intervenire “con il cacciavite” sull’impianto Moratti, correggendone singoli aspetti senza riscriverlo integralmente:
- reintroduce l’esame di terza media con votazione in decimi (dopo la sua attenuazione morattiana);
- eleva l’obbligo di istruzione a 16 anni (legge 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 622), assolvibile nei primi due anni della scuola secondaria di secondo grado o nei percorsi di istruzione e formazione professionale;
- ripristina, dove richiesto dalle famiglie, il tempo pieno nella scuola primaria, ridimensionato dalla riforma Moratti.
1.6 Il ministero Gelmini
Il ministero di Mariastella Gelmini (2008-2011, governo Berlusconi IV) è segnato da due filoni convergenti: il riordino organico — finalmente compiuto — della scuola secondaria di secondo grado, e una robusta politica di contenimento della spesa pubblica:
- il D.L. 25 giugno 2008, n. 112 (convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133), art. 64, avvia la razionalizzazione della rete scolastica e degli organici;
- la legge 30 ottobre 2008, n. 169 reintroduce il maestro prevalente nella scuola primaria (in luogo dei tre insegnanti del modulo) e il voto in condotta con valore di sbarramento;
- i D.P.R. 15 marzo 2010, nn. 87, 88 e 89 riordinano rispettivamente istituti professionali, istituti tecnici e licei, portando a compimento — dopo vent’anni di sperimentazioni frammentate — un impianto ordinamentale unitario del secondo ciclo, tuttora sostanzialmente vigente (si vedano i Capitoli 5, 6 e 7);
- viene reintrodotta la valutazione in decimi anche nella scuola primaria e media, con abbandono definitivo del sistema delle schede descrittive introdotto nel 1977.
1.7 Il ministero Profumo
Il ministero di Francesco Profumo (novembre 2011 - aprile 2013, governo tecnico Monti) prosegue, in un mandato relativamente breve, sulla strada della razionalizzazione avviata dal governo Berlusconi, in un contesto di grave crisi economica e di vincoli di finanza pubblica particolarmente stringenti, senza produrre riforme organiche di sistema paragonabili a quelle dei ministeri precedenti e successivi.
1.8 La riforma della “buona scuola”
La legge 13 luglio 2015, n. 107 (“La Buona Scuola”, governo Renzi, ministra Stefania Giannini) è la riforma di sistema più ampia dal dopoguerra a oggi. Tra i suoi contenuti principali:
- l’organico dell’autonomia e il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), che sostituisce il POF annuale (si veda il Capitolo 11);
- l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria nel secondo ciclo (poi ridenominata PCTO nel 2018);
- la chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente scolastico dagli ambiti territoriali (istituto poi ampiamente ridimensionato dai successivi contratti collettivi);
- il bonus premiale per la valorizzazione del merito dei docenti e la Carta del docente (500 euro annui per l’autoaggiornamento);
- una delega al Governo (art. 1, commi 180-181) attuata con otto decreti legislativi nel 2017, tra cui: il D.Lgs. 62/2017 (valutazione ed esami di Stato), il D.Lgs. 60/2017 (promozione della cultura umanistica), il D.Lgs. 61/2017 (istruzione professionale), il D.Lgs. 63/2017 (diritto allo studio), il D.Lgs. 65/2017 (sistema integrato 0-6 anni), il D.Lgs. 66/2017 (inclusione scolastica degli studenti con disabilità), il D.Lgs. 59/2017 (formazione iniziale e reclutamento docenti) e il D.Lgs. 64/2017 (scuole italiane all’estero).
1.9 Il ministero Fedeli
Valeria Fedeli subentra a Giannini nel dicembre 2016 (governo Gentiloni) e ne prosegue l’azione, completando l’attuazione degli otto decreti delegati della legge 107/2015 nel corso del 2017 e proseguendo l’attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale, varato nel 2015.
1.10 I ministri della XVIII legislatura
Nella XVIII legislatura (2018-2022) si succedono quattro ministri, in un contesto politicamente instabile:
- Marco Bussetti (Lega, governo Conte I, 2018-2019): revisione dei test Invalsi come requisito di ammissione all’esame di Stato, primo dibattito sul ritorno del tema di storia alla maturità;
- Lorenzo Fioramonti (M5S, governo Conte II, settembre-dicembre 2019): si dimette dopo pochi mesi in polemica con la legge di bilancio, ritenuta insufficiente per i finanziamenti alla scuola e all’università;
- Lucia Azzolina (M5S, governo Conte II, 2020-2021): ministra durante l’emergenza pandemica da Covid-19, gestisce la didattica a distanza (DAD) e gli esami di Stato semplificati del 2020 e 2021 (con sole prove orali);
- Patrizio Bianchi (tecnico, governo Draghi, 2021-2022): attua le riforme collegate al PNRR in ambito scolastico (riduzione dispersione, edilizia scolastica, Scuola 4.0) e la riforma del reclutamento e della formazione iniziale dei docenti (legge 29 giugno 2022, n. 79, che introduce i 60 CFU/CFA).
1.11 La XIX legislatura
Con l’avvio della XIX legislatura (ottobre 2022, governo Meloni), il dicastero viene ridenominato Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), guidato da Giuseppe Valditara. Linee di azione principali:
- rilancio della filiera tecnico-professionale con il modello 4+2 (quadriennale più biennio ITS);
- inasprimento della valutazione del comportamento (il 5 in condotta comporta la non ammissione all’anno successivo; il 6 comporta un elaborato critico obbligatorio agli esami);
- potenziamento dell’educazione civica e nuove linee guida su cittadinanza digitale e contrasto al cyberbullismo;
- il DM 13 ottobre 2022, n. 194, che disciplina il nuovo concorso ordinario per dirigenti scolastici, oggetto specifico di questo manuale;
- proseguimento degli interventi collegati al PNRR su orientamento, edilizia scolastica e Scuola 4.0.
Fonti citate in questo capitolo
- 15 luglio 1877, n. 3961
- 4 giugno 1911, n. 487
- 8 luglio 1904, n. 407
- D.Lgs. 59/2017
- D.Lgs. 60/2017
- D.Lgs. 61/2017
- D.Lgs. 62/2017
- D.Lgs. 63/2017
- D.Lgs. 64/2017
- D.Lgs. 65/2017
- D.Lgs. 66/2017
- DPR 275/1999
- legge 10 marzo 2000, n. 62
- legge 13 luglio 2015, n. 107
- legge 15 marzo 1997, n. 59
- legge 27 dicembre 2006, n. 296
- legge 28 marzo 2003, n. 53
- legge 29 giugno 2022, n. 79
- legge 30 luglio 1973, n. 477
- legge 30 ottobre 2008, n. 169
- legge 31 dicembre 1962, n. 1859
- legge 4 agosto 1977, n. 517
- legge 6 agosto 2008, n. 133
- R.D.L. 5 settembre 1938, n. 1390
- Regio Decreto 13 novembre 1859, n. 3725
- artt. 33 e 34 Cost.
Elenco estratto automaticamente dai riferimenti normativi presenti nel testo: copre la maggior parte delle citazioni ma può non essere esaustivo al 100% (alcuni riferimenti discorsivi possono sfuggire all’estrazione automatica). Il capitolo è materiale di studio originale, scritto sulla base di conoscenza normativa generale e non sottoposto a verifica sistematica riga per riga su fonte esterna in fase di stesura — a differenza delle Aree tematiche e delle Tracce reali, trascritte testualmente dai documenti ufficiali del concorso. Prima di uno studio approfondito si raccomanda di riscontrare i riferimenti più tecnici sul testo integrale delle fonti elencate (Normattiva, Gazzetta Ufficiale).
Test di verifica
Quiz di autovalutazione — 12 domande a risposta multipla su contenuti originali del capitolo. Non sono domande ufficiali del concorso: sono uno strumento di ripasso.
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La legge Casati (1859) affida la gestione e il finanziamento della scuola elementare:
- a) allo Stato centrale
- b) ai Comuni
- c) alle Province
- d) alla Chiesa cattolica Risposta: b
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Che cosa introduce la legge Coppino del 1877?
- a) L’obbligo scolastico fino a 14 anni
- b) L’estensione dell’obbligo a tre anni e la facoltatività della dottrina cristiana
- c) La scuola media unica
- d) L’esame di Stato Risposta: b
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La legge Daneo-Credaro del 1911 è rilevante perché:
- a) istituisce la scuola media unica
- b) avoca allo Stato la gestione delle scuole elementari nei Comuni più poveri
- c) introduce il sostegno per gli alunni disabili
- d) abolisce gli esami di riparazione Risposta: b
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La riforma Gentile del 1923 stabilisce che l’accesso a tutte le facoltà universitarie è garantito prioritariamente da:
- a) l’istituto tecnico
- b) la scuola complementare
- c) il liceo classico
- d) l’istituto magistrale Risposta: c
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Le leggi del 1938 sulla “difesa della razza” nella scuola:
- a) introducono l’obbligo scolastico fino a 14 anni
- b) espellono insegnanti e alunni ebrei dalle scuole pubbliche
- c) statalizzano le scuole elementari
- d) istituiscono gli organi collegiali Risposta: b
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La Carta della Scuola di Giuseppe Bottai (1939):
- a) fu pienamente attuata prima della guerra
- b) anticipa, in un disegno mai completato, l’idea di una scuola media unica
- c) abolisce l’insegnamento della religione cattolica
- d) istituisce il liceo scientifico Risposta: b
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La scuola media unica obbligatoria viene istituita da:
- a) legge 1859/1962
- b) legge 517/1977
- c) DPR 275/1999
- d) legge 107/2015 Risposta: a
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I “decreti delegati” del 1974 sono rilevanti perché:
- a) istituiscono gli organi collegiali della scuola
- b) istituiscono l’autonomia scolastica
- c) riformano l’esame di Stato del secondo ciclo
- d) istituiscono il PTOF Risposta: a
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La legge 517/1977 introduce, tra l’altro:
- a) il sostegno per gli alunni con disabilità nella scuola dell’obbligo
- b) l’autonomia scolastica
- c) il concorso a dirigente scolastico
- d) il Piano Nazionale Scuola Digitale Risposta: a
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L’autonomia delle istituzioni scolastiche è disciplinata operativamente da:
- a) legge 107/2015
- b) DPR 275/1999
- c) DM 194/2022
- d) legge 62/2000 Risposta: b
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La legge 107/2015 (“Buona Scuola”) introduce, tra l’altro:
- a) il maestro unico nella scuola primaria
- b) l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria e il PTOF
- c) l’esame di terza media in decimi
- d) lo Statuto delle studentesse e degli studenti Risposta: b
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Il DM 13 ottobre 2022, n. 194, alla base del concorso oggetto di questo manuale, è stato adottato durante il ministero di:
- a) Patrizio Bianchi
- b) Giuseppe Valditara
- c) Lucia Azzolina
- d) Marco Bussetti Risposta: a (il decreto è del 13 ottobre 2022, ministero Bianchi; il bando attuativo — DDG 2788/2023 — e le successive fasi concorsuali si sono svolte sotto il ministero Valditara)